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Dieci anni dopo "Wir schaffen das" di Merkel COSMO italiano 19.08.2025 23:01 Min. Verfügbar bis 19.08.2026 COSMO Von Francesco Marzano


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Dieci anni dopo il "Wir schaffen das" di Merkel

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a cura di Francesco Marzano, Agnese Franceschini e Daniela Nosari

La famosa frase del 2015 di Angela Merkel arrivò in una conferenza stampa in cui l'allora cancelliera CDU ricordava di dover tutelare chi chiede asilo e che la dignità delle persone non dipende dalla loro nazionalità: toni ben diversi dal dibattito politico tedesco di oggi che punta sui respingimenti. Francesco Marzano ne parla con Agnese Franceschini, con Birgit Naujoks, direttrice del Flüchtlingsrat NRW, e con Ubaldo Villani-Lubelli dell'Università del Salento, esperto di Germania.

Angela Mrkel fa un selfie con un rifugiato

La cancelliera Angela Merkel nel 2015, mentre fa un selfie con un rifugiato

La crisi umanitaria del 2015

Il  2015  è stato un anno con molte crisi, la più grave era la sanguinosa guerra civile in Siria. Ma c’erano gravi conflitti anche in Afghanistan, Iraq, e nell'Africa subsahariana. Milioni di persone sono state costrette a cercare rifugio e protezione in Europa. Questo ha innescato una crisi umanitaria gravissima. Già ad aprile sono morte annegate nel Mediterraneo più di 600 persone in un naufragio. Ma anche la rotta via terra, quella dei Balcani, non era più sicura. Il 28 agosto 2015, le autorità austriache scoprono i corpi di 71 rifugiati e migranti in un camion frigo abbandonato vicino al confine tra Austria e Ungheria.

La scelta di Angela Merkel

Il 31 agosto, la cancelliera Merkel dedica la consueta conferenza stampa estiva al tema dei rifugiati e comunica la decisione di aprire i confini alle centinaia di migliaia di persone che stavano arrivando dai Balcani. Ancora oggi Merkel si dichiara convinta di aver fatto una scelta giusta. È però anche consapevole che bisognava innanzitutto sconfiggere i trafficanti di esseri umani che giocavano con la vita delle persone. Lo ha ribadito poche settimane fa (30.06.2026) parlando con alcuni rifugiati di allora in un incontro organizzato dai colleghi di WDRforyou, una redazione nata proprio per dare voce e informare i rifugiati siriani e afghani. In quell’occasione ha aggiunto anche che "la decisione la prenderei comunque: ce la possiamo fare e se qualcosa ci ostacola, dobbiamo semplicemente superarlo".

Le conseguenze della decisione di aprire i confini

Ci si aspettava l’arrivo di 800.000 persone, ma in realtà sono arrivati in tutta la Germania più di un milione di richiedenti asilo. Almeno secondo le cifre diffuse dal Ministero degli Interni il quale comunque avverte che ci sono anche numerose doppie registrazioni. Il 40% dei rifugiati proveniva dalla Siria, più di 400 mila, seguiti da afghani e iracheni. Si è inoltre dimostrato un grande problema verificare l’identità e lo status di rifugiati dei molti richiedenti asilo. Non c’era abbastanza personale e questo ha significato per molti vivere in un limbo di insicurezza per mesi, se non anni.

La stessa Merkel, aveva dichiarato nella famosa conferenza del 31 agosto che sarebbe stato necessario distinguere tra coloro che provenivano effettivamente da zone di guerra come la Siria o l’Iraq e per i quali la costituzione tedesca garantiva il diritto d’asilo, e coloro che provenivano, ad esempio, dai paesi balcanici e che non avrebbero avuto diritto allo stato di rifugiato. Questi ultimi, aveva dichiarato Merkel, sarebbero dovuti essere rimandati indietro presto.

I traumi non dimenticati della guerra

Molti dei richiedenti asilo erano traumatizzati e avrebbero avuto bisogno di un sostegno psicologico, oltre che materiale - come ha ammesso la stessa Merkel. Era chiaro che queste persone avevano vissuto esperienze che la maggior parte dei tedeschi non aveva mai vissuto, dice Merkel. Un trauma che non potevano dimenticare e che avrebbe poi portato alcuni di loro anche a compiere atti di terrorismo. Atti che hanno sconvolto la Germania, ma che sono stati anche molto strumentalizzati da una parte politica e che hanno portato alla svolta politica che osserviamo ora.

La solidarietà dei tedeschi

Anche 10 anni dopo Angela Merkel, ha dichiarato di essere rimasta sorpresa dalla solidarietà dimostrata dai tedeschi verso i rifugiati. Sono state tantissime le persone che hanno dimostrato con parole e con fatti, la loro solidarietà. Senza di loro non sarebbe stato possibile, la Germania non ce l’avrebbe fatta. Hanno ospitato rifugiati, dato loro vestiti, cibo e vicinanza.

La politica del governo Merz

Un poliziotto tedesco controlla il confine con la Repubblica Ceca

Un poliziotto tedesco controlla il confine con la Repubblica Ceca

Il ricordo di quell’ondata di solidarietà del 2015 rende ancor più problematico l’atteggiamento odierno di chiusura dei confini e di respingimenti. Ad esempio, tra l'8 maggio e il 4 giugno 2025, la polizia federale ha dichiarato di aver respinto o rimpatriato circa 3.300 persone. 160 di loro erano richiedenti asilo, ma sono state comunque respinti. Una politica molto diversa rispetto al “Wir schaffen das!” di Angela Merkel.

L’integrazione nel mercato del lavoro

Rispetto a situazioni precedenti, l'integrazione nel mercato del lavoro dei rifugiati arrivati nel 2015 e 2016 è avvenuta più rapidamente. Secondo un rapporto dell'Istituto per la ricerca sul mercato del lavoro e professionale, la maggior parte degli uomini rifugiati ha un impiego (2024: 86%). Tuttavia, la percentuale è notevolmente inferiore per le donne (33%).

L’accoglienza di rifugiati e migranti nel 2015 e oggi in Germania

In prima linea tra coloro che hanno dimostrato la loro solidarietà ai richiedenti asilo che arrivavano in Germania traumatizzati e privi di tutto c’era Birgit Naujoks, direttrice della rete "Flüchtlingsrat Nordrhein-Westfalen", "Consiglio dei rifugiati del Nordreno Vestfalia", che si occupa di accogliere ed assistere i richiedenti asilo e i rifugiati. Naujoks ricorda la disponibilità delle istituzioni a creare strutture per facilitare l’integrazione. C’era un’atmosfera di rinnovamento sollecitata proprio dal “Ce la faremo!” di Angela Merkel. Comunque, racconta Naujoks, già dopo un mese sono state fatte delle leggi che inasprivano la politica migratoria. Purtroppo oggi il dibattito si è estremamente inasprito, secondo Birgit Naujoks. La migrazione, in particolare quella dei rifugiati, è percepita come una minaccia e si alimentano paure nei confronti delle persone che vengono qui in cerca di protezione e sicurezza.

L’attuale politica migratoria

La decisione di Angela Merkel di 10 anni fa ha avuto risultati straordinari, ma anche problematici, secondo Ubaldo Villani-Lubelli, professore di Storia delle istituzioni politiche all’Università del Salento ed esperto di Germania. L’amministrazione e la burocrazia tedesche, infatti, non sono state in grado di gestire il grande numero di migranti e rifugiati. Inoltre, gli attentati commessi da alcuni di loro hanno dato il pretesto all’attuale governo CDU/CSU SPD a fare numerosi passi indietro rispetto alla politica di accoglienza di 10 anni fa. Secondo Villani-Lubelli, comunque, l’attuale chiusura dei confini è più una ricerca di azioni propagandistiche che una reale volontà di gestire meglio l’immigrazione irregolare. Lo stesso vale, sostiene Villani-Lubelli anche per le politiche migratorie europee e italiane.