Germania e Italia unite su centri extra-ue per rimpatri migranti COSMO italiano 08.06.2026 21:04 Min. Verfügbar bis 08.06.2027 COSMO Von Luciana Caglioti


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Germania e Italia unite su centri extra-eu per rimpatri migranti

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a cura di Luciana Caglioti, Giulio Galoppo e Cristina Giordano

L'Europa trova l'accordo sui centri per migranti extra-europei. Il modello italiano in Albania ha fatto scuola? Come è stato accolto in Germania? I dettagli da Giulio Galoppo, una valutazione di Wipke Judith di Pro Asyl e tutte le problematiche del governo Meloni raccontate dalla giornalista Eleonora Camilli.

Ein Flugzeug im Himmel durch einen Stacheldraht gesehen

L'obiettivo è velocizzare i rimpatri

Il nuovo regolamento rimpatri dell’UE

L'accordo mira a rendere più veloci i rimpatri. Ai migranti che non collaborano, si potranno ridurre gli aiuti economici o confiscare i documenti d’identità. In più, e questa è la novità più discussa, si apre la strada ai cosiddetti “return hubs”, cioè centri di rimpatrio finanziati dalla UE, ma extra-europei e quindi in Paesi terzi. Questi centri sono pensati per richiedenti asilo respinti che non possono essere rimandati nel loro Paese d’origine. La durata massima del fermo nei centri, in vista del rimpatrio sarà portata a 24 mesi, con possibilità di un’aggiunta di 6 mesi, soprattutto per chi è considerato un rischio per la sicurezza nazionale

La Germania e la nuova regolamentazione

Migrantenankunft in Abschiebe Zentrum in Albanien

L'arrivo dei primi migranti dall'Italia in Albania nell'aprile 2025

La Germania, come il Belgio, è stata a lungo scettica, ma successivamente c’è stato un cambio di rotta e ora è tra i Paesi europei uno di quelli che più hanno desiderato questo accordo. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt (Csu) ha già dichiarato che, entro fine anno, vuole trovare un accordo con alcuni Paesi Ue, tra cui Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Grecia, per creare questi centri in Paesi terzi.
Si pensa al Ruanda, alla Libia, Mauritania, Uzbekistan ed Etiopia, ma anche Tunisia, Egitto. In molti casi, si tratta di Paesi con cui le persone non hanno alcun legame e dove, spesso, si registrano gravi violazioni dei diritti umani. Per ora, però, non c’è nessuna decisione concreta.

Per ora ci sono tutt’al più accordi bilaterali, come quello tra Uganda e Paesi Bassi. L’unica eccezione è l’Albania, dove ci sono già due centri per il rimpatrio, finanziati dall’Italia. È uno dei motivi per cui c’è chi, in maniera critica, parla di un “dibattito fantasma”.

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La posizione di Pro Asyl

La principale organizzazione tedesca per la difesa dei diritti umani e dei rifugiati Pro Asyl ha criticato aspramente i centri di espulsione che l'UE intende istituire in Paesi terzi. Wiebke Judith, portavoce per la politica giuridica di Pro Asyl definisce questi piani "assurdi e crudeli". Queste persone vengono mandate in Paesi che non sono sicuri, non sanno come potranno sopravvivere, né che status giuridico avranno. Un accordo che rientra in una politica generale aspramente criticata da Judith.

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Il modello albanese dell’Italia

Quanto si è ispirata l'UE al modello promosso da Giorgia Meloni in Albania? Abbiamo posto la domanda a Eleonora Camilli, giornalista esperta di migrazioni e diritti umani. Camilli fa notare come Giorgia Meloni si sia piuttosto ispirata a un modello che circola da tempo in Europa a livello teorico. Il modello albanese non sarebbe, cioè, un’idea dell’attuale presidente del Consiglio, bensì un’anticipazione di ciò che potrà essere realizzato solo dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo per i rimpatri.

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