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La Germania come modello per rifondare il calcio italiano? COSMO italiano 14.04.2026 19:41 Min. Verfügbar bis 14.04.2027 COSMO Von Cristina Giordano


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La Germania come modello per rifondare il calcio italiano? La Germania come modello per rifondare il calcio italiano?

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di Cristina Giordano, Agnese Franceschini e Tommaso Pedicini

La terza mancata qualificazione di seguito ai mondiali è il punto di non ritorno raggiunto dal sistema calcio italiano. Una rifondazione a questo punto è inevitabile ma su quale modello va fatta? Il percorso intrapreso negli anni scorsi in Germania per rilanciare un movimento in crisi sembra aver portato i suoi frutti, a livello di nazionale e di club. Può essere un esempio per ltalia? Ne parliamo con Agnese Franceschini, Thomas Hürner della Süddeutsche Zeitung e Valerio Piccioni di Domani.

Un pallone sginfiato con i colori della bandiera italiana

Il calcio italiano è ormai sgonfio

La riforma del calcio tedesco

Dopo l'eliminazione ai gironi a Euro 2000 e la sconfitta in finale ai mondiali nel 2002, il calcio tedesco ha riconosciuto problemi strutturali profondi, tra cui la mancanza di nuovi talenti e un metodo di allenamento obsoleto per cui si sollecitava una maggiore forza atletica e fisica, invece che una migliore tecnica e gestione della palla. Il DFB, la federazione del calcio tedesca, l’equivalente della nostra FIGC, ha così avviato una riforma strutturale profonda e capillare dell’intero sistema calcio. Punto centrale della riforma è stato il Talentförderprogramm, vale a dire, il Programma di promozione del talento. Tra il 2002 e il 2003, senza badare a spese la Federcalcio tedesca ha creato 366 centri di eccellenza, sparsi su tutto il territorio, con circa 1300 allenatori pagati dalla federazione per individuare giovani talenti in tutta la Germania. Una volta reclutati, a questi giovani calciatori si è insegnato a dare priorità alla tecnica, alla velocità e all'intelligenza calcistica.

Le Accademie del calcio

La DFB ha imposto, inoltre, a tutti i club della Bundesliga e della 2. Bundesliga, la serie B tedesca, di istituire centri di formazione giovanile certificati - accademie appunto - per ottenere la licenza di partecipazione al campionato. In altre parole, i centri di allenamento giovanile dei club tedeschi dovevano obbligatoriamente disporre di allenatori sempre aggiornati, di medici e fisioterapisti preparati, psicologi e insegnanti. Insomma, tutto il necessario per far crescere un giovane e coltivarne il talento. Una un ente terzo era incaricato di fare dei controlli biennali ai centri di tutti i club del territorio. Chi riceveva la valutazione più alta guadagnava un contributo che poteva superare i 300mila euro da investire nel settore giovanile. È interessante notare che questi soldi provengono da un fondo di solidarietà finanziato in buona parte con denaro distribuito dalla UEFA per le qualificazioni alla Champions League.

Ascolta i particolari sul sistema calcio tedesco nel podcast cliccando in alto sull'audio

Il calcio tedesco oggi

La nazionale di calcio tedesca

La nazionale di calcio tedesca può essere un modello per gli italiani?

Abbiamo visto che i centri di formazione giovanile sono uno dei punti di forza della riforma che ha portato alla valorizzazione delle stelle nascenti del calcio tedesco. Eppure, anche qui ci sono problemi, come fa notare il giornalista sportivo Thomas Hürner. Negli ultimi anni la nazionale tedesca non ha, infatti, più disputato una partita a eliminazione diretta in un Mondiale. E si nota la mancanza di specialisti di ruolo. Le scuole calcio, infatti, avevano prodotto molti calciatori flessibili e tecnicamente preparati, ma non eccellenti e senza grande personalità. Rispetto all’Italia, in Germania, i giocatori tedeschi forse godono di più facilità nel passare dalle giovanili alle squadre professionistiche, dove vengono fatti giocare. Mentre in Italia molto spesso conta di più l'esperienza.

Ascolta l’intervista a Thomas Hürner nel podcast cliccando in alto sull'audio

Il calcio italiano oggi

Secondo Valerio Piccioni, storica firma della Gazzetta dello Sport, e oggi giornalista per la testata Domani, i problemi del calcio italiano oggi sono visibili già nelle scuole calcio, dove vige eccessiva seriosità e competizione anche tra bambini di 8 anni, ci sono inoltre troppe regole e poco spazio per l’inventiva, la curiosità e la fantasia. Nelle scuole calcio, nonostante le linee guida della federazione, si comincia a fare una selezione precoce, si chiedono subito risultati, e di seguire schemi e tattica. Secondo Piccioni, bisognerebbe seguire l’esempio della Norvegia, dove è vietata fino ai 13 anni qualsiasi forma di agonismo esasperato. Piccioni fa inoltre notare come nel calcio italiano ci sia una esterofilia di fondo anche per motivi economici. Inoltre, a causa di una mentalità del tutto e subito, non c’è la pazienza di aspettare e sollecitare la crescita di un calciatore giovane e di talento. Sarebbe dunque auspicabile una norma che preservasse la possibilità di utilizzare e far giocare i calciatori, di passaporto italiano e non, cresciuti nei vivai italiani.

Ascolta l’intervista a Valerio Piccioni nel podcast cliccando in alto sull'audio