Cittadinanza italiana: più difficile per chi nasce all'estero
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di L. Caglioti, L. Mella, E. Savignano e D. Nosari
È entrata in vigore con un decreto la nuova legge italiana sulla cittadinanza, che di fatto limita moltissimo la trasmissione a chi nasce all'estero e aggiunge costi e obblighi: i dettagli da Luciana Mella. Approfondiamo alcuni aspetti particolari con l’avvocata esperta di diritto familiare Viviana Ramon di Francoforte. E sentiamo da Maria Chiara Prodi, segretaria generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, perché i rappresentanti degli italiani nel mondo criticano queste novità.
La nuova legge italiana sulla cittadinanza
Trasmettere la cittadinanza italiana ai figli che nascono all’estero non è più così immediato e semplice. A fine maggio è infatti entrata in vigore la legge 74/2025 che ha introdotto nuove regole per la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis, cioè per diritto di sangue, per i cittadini italiani che vivono all’estero.
Il governo Meloni ha introdotto grosse restrizioni: con le nuove norme si può trasmettere la cittadinanza solo ai figli e ai nipoti, mentre prima non c’erano limiti. Ma non solo: devono essere rispettate alcune precise condizioni, e chi ha la doppia cittadinanza o ha figli con un partner o una partner non italiani deve fare particolare attenzione.
Chi può trasmettere automaticamente la cittadinanza?
Per trasmettere automaticamente la cittadinanza italiana a un bambino nato all’estero, la nuova legge prevede tre possibilità - è necessario che una di queste tre condizioni sia rispettata:
La prima: il bambino, appena nato, non deve avere nessun’altra cittadinanza oltre a quella italiana. Attenzione: se i genitori italiani vivono in Germania da più di 5 anni, il bambino avrà automaticamente la cittadinanza tedesca e quindi non rientra in questa categoria.
La seconda: almeno uno dei genitori, oppure un nonno o una nonna, deve avere, o aver avuto al momento della morte, solo ed esclusivamente la cittadinanza italiana. Quindi se il genitore italiano ha la doppia cittadinanza, la trasmissione non è automatica. In questo caso bisogna dimostrare che almeno uno dei nonni aveva esclusivamente il passaporto italiano.
La terza: se il genitore è diventato italiano per naturalizzazione, la cittadinanza si trasmette automaticamente solo se ha vissuto in Italia per almeno due anni consecutivi dopo avere ottenuto la cittadinanza italiana e prima della nascita del figlio.
Basta che alla nascita sia soddisfatta una di queste condizioni perché il bambino possa avere subito la cittadinanza italiana. In caso contrario, il bambino può sempre ottenere la cittadinanza, ma attraverso una richiesta specifica. In entrambi i casi, i documenti che il Consolato ora richiede per completare la pratica sono molti di più rispetto a quelli che venivano richiesti in passato. È necessario quindi più tempo e più denaro.
Quali documenti presentare ai Consolati?
Prima di tutto, bisogna presentare l’atto di nascita originale del bambino, redatto su modello internazionale plurilingue.
Poi, sia per il bambino che per ciascun genitore, è necessario il certificato di residenza ampliato, chiamato in tedesco Erweiterte Melderegisterauskunft. Questo documento si richiede all’Ufficio Anagrafe della città dove si è registrati e deve indicare nome, cognome, luogo e data di nascita, cittadinanza o cittadinanze possedute e la data di arrivo in Germania. Il costo varia da città a città e si aggira sui 10-20 euro a persona.
Se uno dei genitori è diventato italiano per naturalizzazione, deve presentare anche il certificato di cittadinanza italiana e il certificato storico di residenza, che va richiesto al Comune italiano dove si è vissuto.
Inoltre, va sempre compilato e presentato il modulo per la richiesta di trascrizione dell’atto di nascita, scaricabile dal sito del proprio Consolato.
Solo se tutta la documentazione è completa e conforme, il Consolato, dopo aver fatto tutte le verifiche previste dalla legge, potrà trascrivere l’atto di nascita e riconoscere la cittadinanza italiana al bambino.
È importante anche sapere che non sono accettate autocertificazioni: tutti i documenti devono essere ufficiali e rilasciati dalle autorità tedesche o italiane. Questo comporta ovviamente costi aggiuntivi per le famiglie.
Cosa fare se la cittadinanza non è riconosciuta automaticamente?
Se non ci sono i requisiti per la trasmissione automatica della cittadinanza italiana, non si rientra quindi nelle tre categorie sopra citate, occorre fare una richiesta ufficiale, detta anche "atto di volontà".
Entrambi i genitori devono cioè presentare una dichiarazione di volontà di acquisto della cittadinanza italiana. La richiesta deve essere presentata al proprio Consolato e costa 250 euro. Potrebbero esserci anche costi aggiuntivi per la traduzione, legalizzazione e rilascio dei documenti richiesti sia alle autorità tedesche che italiane.
Hai appena avuto un figlio? Attento a queste scadenze
Più problemi per le famiglie binazionali con la nuova legge
Importante è fare attenzione ai tempi indicati dalla legge per presentare la domanda di acquisizione di cittadinanza: per i figli nati dopo il 24 maggio 2025, i genitori hanno, al massimo, un anno di tempo dalla nascita e non oltre.
Mentre per i minori nati prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza (24 maggio 2025) e che non erano ancora stati registrati come cittadini italiani, l’atto di volontà va presentato entro e non oltre il 31 maggio 2026.
Solo dopo la verifica e l’approvazione da parte del Consolato, il bambino potrà essere riconosciuto come cittadino italiano. In caso di rifiuto, è possibile fare ricorso.
Quindi se avete avuto un bambino negli ultimi mesi e non è ancora stato registrato al Consolato fate molta attenzione a queste scadenze.
L’opinione della giurista italiana in Germania
Ci troviamo di fronte ad una legge piuttosto complicata ed entrata velocemente in vigore, grazie ad un decreto. Con l’avvocata esperta di diritto familiare Viviana Ramon, che esercita a Francoforte sul Meno nello studio Dolce Lauda, abbiamo cercato di chiarire alcuni punti.
Ramon ci ha spiegato, fra l'altro, che "Il governo ha intenzione di inserire un’ulteriore integrazione nel prossimo periodo, in cui chi ha acquistato la cittadinanza debba anche mantenerla, nel senso che dovrà dimostrare uno stretto collegamento ed un’appartenenza allo Stato italiano. Per esempio dimostrare di esercitare il diritto di voto ed il rinnovo dei documenti ogni 25 anni". Questi aspetti dovranno ancora essere discussi, Ramon spiega anche che è già stata contattata da italiani o famiglie binazionali per avere chiarimenti sulla nuova legge o un aiuto nella raccolta dei documenti.
La critica del CGIE e la richiesta di modifiche
Molte le critiche dei rappresentanti degli italiani all’estero alla nuova legge, che ha provocato confusione e incertezza nei Consolati, anche per la mancanza di informazioni ai cittadini nelle settimane successive all'entrata in vigore
Ne abbiamo parlato con Maria Chiara Prodi, segretaria generale del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero: "L’iter di approvazione della legge è stato velocissimo e non è stato preparato con le comunità italiane all’estero. È difficile per delle comunità lontane da Roma, dal punto nevralgico dell’aspetto legislativo, farsi ascoltare e sentirsi accolte, quindi la ferita viene proprio dalla caratteristica repentina e radicale di questo iter che ha escluso il CGIE". Il CGIE, come i Comites, è un organismo di rappresentanza delle comunità italiane all'estero.
Prodi, inoltre, spiega perché ritenga che la legge "è punitiva nei confronti di quei cittadini che hanno una doppia cittadinanza".
La segretaria generale del CGIE, Maria Chiara Prodi
Secondo il ministero degli Esteri italiano il decreto era necessario perché troppe persone di lontana provenienza italiana, specialmente in Sud America, hanno fatto richiesta della cittadinanza italiana. Negli ultimi dieci anni ci sarebbe stato un aumento di circa 2 milioni di cittadini italiani e le numerose richieste intaserebbero e rallenterebbero la macchina burocratica italiana.
"La concessione della cittadinanza non è solo un tema amministrativo, di come riuscire a gestire un gran numero di domande, bensì un tema di diritti", spiega tra l'altro Prodi nell'intervista a Luciana Caglioti.
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