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Il partigiano tedesco e l'uomo delle SS a Roma COSMO italiano 31.10.2025 15:30 Min. Verfügbar bis 31.10.2026 COSMO Von Luciana Caglioti


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Il partigiano tedesco e l'uomo delle SS: due storie italo-tedesche

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a cura di Luciana Caglioti, Agnese Franceschini e Daniela Nosari

Due biografie in fondo simili che però hanno scelto strade opposte, nell'Italia fascista e poi occupata dai nazisti: le racconta il giornalista Andreas Wassermann nel libro "Der Partisan und der SS-Mann. Zwei deutsch-italienische Biografien im 20. Jahrhundert". Il partigiano Heinz Riedt, fu anche il primo traduttore di Primo Levi in tedesco. L'uomo delle SS a Roma Eugen Dollmann, fece da interprete tra nazisti e fascisti. Un omaggio a chi sceglie di stare dalla parte giusta della storia.

Andreas Wassermanns

Il giornalista Andreas Wassermann

Due protagonisti simili che fecero scelte opposte

Vent'anni di differenza ma una biografia comune, erano infatti entrambi tedeschi, borghesi e omosessuali, con un grande amore per l'Italia e per la lingua italiana: Heinz Riedt (1919–1997) arriva con una borsa di studio per studiare lettere a Padova e scopre il mondo della Resistenza, mentre lo storico Eugen Dollmann (1900–1985) è già a Roma dal 1926, dove frequenta i salotti fascisti.

È la storia di due diverse scelte, spiega il giornalista Andreas Wassermann nel podcast a Luciana Caglioti, e infatti la dedica del libro recita, tradotta in italiano:

"Questo libro è dedicato alle donne e agli uomini
che nonostante le paure, i dubbi e le contraddizioni interiori
nel momento decisivo hanno scelto
di stare dal lato giusto delle barricate."

Interessante è anche il racconto di come si sono sviluppate le loro vite dopo la guerra nella Germania est e ovest, in particolare quella di Dollmann, per la cui carriera il passato nazista non ha rappresentato un ostacolo – come per molti altri nella Germania del cancelliere Adenauer.

Le ricerche e il senso di queste storie oggi

Buchumschlag "Der Partisan und der SS-Mann"

La copertina del libro di Wassermann

Sono durate dai due ai tre anni le ricerche di persona e in archivio per il libro "Der Partisan und der SS-Mann. Zwei deutsch-italienische Biografien im 20. Jahrhundert" (Ch. Links Verlag, 2025), e in questi anni la Germania e l'Italia sono cambiate, politicamente. Ecco perché il libro, oggi, sembra essere ancora più rilevante.

Soprattutto in Germania manca ancora la memoria dei giovani studenti e borghesi che si sono opposti all'ideologia nazista, spiega Wassermann, si ricordano invece gli attentatori di Hitler del 20 luglio 1944 e ci sono voluti decenni per parlare del movimento antifascista della sinistra della "Rote Kapelle". Per Andreas Wassermann "è un disastro".

Andreas Wassermann e l'Italia

Il giornalista Andreas Wassermann nasce nel 1962 a Memmingen, in Baviera, e cresce a Ulm. Dopo aver studiato Storia, Germanistica e Scienze politiche, inizia a scrivere per diversi giornali. Poco dopo la caduta del muro si trasferisce a Dresda come reporter e corrispondente per quotidiani locali. Per molti anni è redattore per "Der Spiegel" a Dresda, Francoforte e a Berlino. 

Già da ragazzo visita più volte l'Italia. A Bologna rimane colpito da un discorso dell'allora leader del PCI Enrico Berlinguer a una Festa dell'Unità. E poi, sulle tracce del primo traduttore dei libri di Primo Levi in tedesco, Heinz Riedt appunto, impara ad amare anche Padova. E la città veneta è fondamentale per il suo libro "Der Partisan und der SS-Mann".